Negli ultimi anni la Cannabis sativa L. sta attirando un interesse crescente non soltanto per gli utilizzi tradizionali legati alla fibra, alla biomassa e ai materiali di origine vegetale, ma anche per il suo possibile ruolo all’interno di progetti di recupero ambientale e fitodepurazione dei terreni.

La canapa industriale è infatti una coltura caratterizzata da uno sviluppo vegetativo rapido, da un importante apparato radicale e dalla capacità di produrre una notevole quantità di biomassa. Queste caratteristiche hanno portato università, centri di ricerca e imprese agricole a studiarne l’impiego nell’ambito della fitoremediation, ovvero l’utilizzo delle piante per contribuire al recupero di terreni degradati o contaminati.

Che cos’è la fitodepurazione del terreno?

Quando si parla di fitodepurazione o fitoremediation si fa riferimento a un insieme di tecniche che utilizzano le piante e i microrganismi associati alle loro radici per intervenire su determinate sostanze presenti nel suolo.

A seconda del tipo di contaminante e delle caratteristiche della pianta possono essere applicati diversi meccanismi: assorbimento attraverso le radici, immobilizzazione delle sostanze nel terreno, degradazione di alcuni composti organici oppure accumulo di determinati elementi nella biomassa vegetale.

Non si tratta quindi semplicemente di “piantare cannabis in un terreno contaminato”. Ogni intervento deve partire da analisi del terreno, individuazione dei contaminanti, scelta delle specie vegetali appropriate e predisposizione di un progetto tecnico.

Perché viene studiata la Cannabis sativa L.?

La canapa industriale presenta alcune caratteristiche particolarmente interessanti dal punto di vista agronomico e ambientale.

La pianta sviluppa rapidamente una grande massa vegetale e possiede un apparato radicale capace di esplorare una parte significativa del terreno. Proprio per questo viene studiata in alcuni progetti sperimentali dedicati alla gestione di suoli interessati dalla presenza di metalli pesanti o altre forme di contaminazione.

Uno degli aspetti più interessanti è inoltre rappresentato dalla possibilità di ottenere biomassa vegetale anche da coltivazioni che non vengono realizzate con finalità alimentari.

In questi casi, tuttavia, la destinazione della biomassa deve essere valutata con grande attenzione: una pianta utilizzata per assorbire contaminanti dal terreno non può essere automaticamente destinata ad alimenti, mangimi o altri utilizzi che potrebbero determinare l’esposizione dell’uomo o degli animali alle sostanze accumulate.

Dalla produzione delle piante ai progetti di risanamento ambientale

Una prospettiva interessante per le aziende specializzate nella produzione di Cannabis sativa L. potrebbe essere quella di separare due attività.

La prima riguarda la produzione professionale delle giovani piante, effettuata in ambiente controllato, vivaio, serra o strutture indoor idonee.

La seconda riguarda invece il loro utilizzo da parte di aziende agricole, imprese ambientali, consorzi o società specializzate in interventi di recupero e bonifica del terreno.

In un modello di questo tipo, il produttore potrebbe concentrarsi sulla crescita delle piante nelle prime fasi vegetative e successivamente fornirle alle aziende incaricate di realizzare gli interventi direttamente sui terreni.

Si creerebbe quindi una vera e propria filiera della canapa per applicazioni ambientali, composta da vivaisti, agricoltori, laboratori di analisi, tecnici ambientali, aziende di bonifica e centri di ricerca.

Coltivazione controllata e qualità delle piante

Per un’attività destinata alla produzione professionale di piante, uno degli aspetti più importanti è la standardizzazione.

Le piante dovrebbero essere prodotte attraverso processi controllati che permettano di ottenere lotti omogenei e facilmente tracciabili.

Diventano quindi importanti elementi come:

  • provenienza del materiale vegetale;
  • identificazione della varietà;
  • tracciabilità dei lotti;
  • condizioni fitosanitarie delle piante;
  • substrato di coltivazione;
  • gestione dell’irrigazione;
  • sviluppo dell’apparato radicale;
  • dimensioni e stadio vegetativo al momento della consegna.

Per un’azienda che vuole operare nel settore ambientale, questi elementi possono diventare parte integrante del valore commerciale del prodotto.

Non tutte le varietà hanno lo stesso comportamento

Un punto fondamentale è che non tutte le varietà di Cannabis sativa L. reagiscono allo stesso modo alle condizioni del terreno.

La capacità di tollerare o accumulare determinate sostanze può cambiare notevolmente in funzione della genetica, del pH del terreno, della disponibilità degli elementi, delle condizioni climatiche e della presenza di altri contaminanti.

Per questo motivo i progetti professionali di fitoremediation dovrebbero prevedere prove preliminari e analisi periodiche.

In futuro potrebbe svilupparsi una vera specializzazione nella selezione di varietà di canapa industriale destinate specificamente a progetti ambientali.

Cosa succede alla pianta dopo la fitodepurazione?

Questo è uno degli aspetti più delicati dell’intero processo.

Se una pianta viene utilizzata per estrarre sostanze indesiderate dal terreno, una parte dei contaminanti può trasferirsi nella biomassa.

Il problema quindi non scompare semplicemente con la raccolta della pianta: è necessario stabilire come gestire correttamente il materiale vegetale ottenuto.

La biomassa proveniente da terreni contaminati deve essere caratterizzata attraverso analisi e gestita secondo la normativa applicabile e secondo la natura delle sostanze eventualmente accumulate.

In alcuni progetti vengono studiate anche possibilità di recupero energetico o industriale della biomassa, ma ogni destinazione deve essere valutata caso per caso.

Canapa industriale e rigenerazione dei terreni

La Cannabis sativa L. non deve essere considerata una soluzione universale per qualsiasi tipo di contaminazione.

Può però rappresentare uno degli strumenti disponibili all’interno di strategie più ampie di recupero ambientale.

In determinati progetti potrebbe essere associata ad altre colture, microrganismi del suolo, ammendanti o tecniche agronomiche con l’obiettivo di migliorare progressivamente le caratteristiche del terreno.

La fitoremediation presenta inoltre un vantaggio importante: rispetto ad alcuni interventi di bonifica tradizionali può risultare meno invasiva e consentire di mantenere una copertura vegetale del suolo durante il trattamento.

Una possibile nuova filiera professionale

L’interesse verso sostenibilità, recupero delle aree degradate e rigenerazione dei terreni potrebbe aprire nuove opportunità anche per il comparto della canapa industriale.

Accanto alle tradizionali destinazioni legate alla fibra e alla biomassa, potrebbe svilupparsi un settore dedicato alla produzione di piante destinate a:

recupero di terreni industriali, sperimentazioni universitarie, progetti di agricoltura rigenerativa, riqualificazione di aree degradate e studi sulla fitoremediation.

Per le aziende agricole e vivaistiche questa prospettiva potrebbe rappresentare una diversificazione interessante, soprattutto attraverso collaborazioni con laboratori, università, tecnici ambientali e società specializzate nella bonifica dei terreni.

Dal semplice prodotto vegetale a un servizio ambientale

Il passaggio più interessante potrebbe essere proprio questo: non considerare più la Cannabis sativa L. esclusivamente come una coltura dalla quale ottenere un prodotto, ma come una possibile risorsa biologica utilizzabile all’interno di servizi ambientali.

Un’impresa potrebbe specializzarsi nella produzione di piante tracciate e selezionate per progetti sperimentali o professionali di fitoremediation, mentre partner esterni potrebbero occuparsi della progettazione degli interventi, delle analisi del terreno e della gestione della biomassa finale.

In questo modo la coltivazione della canapa entrerebbe in un settore completamente diverso da quello tradizionale: quello della rigenerazione ambientale e dell’economia circolare.

Conclusioni

La ricerca sull’utilizzo della Cannabis sativa L. nella fitodepurazione dei terreni è ancora in evoluzione, ma rappresenta uno degli ambiti più interessanti legati agli utilizzi alternativi della canapa industriale.

Per sviluppare seriamente questo settore è però necessario lavorare attraverso un approccio scientifico: analisi del terreno, varietà adeguate, tracciabilità delle piante, monitoraggio dei contaminanti e corretta gestione della biomassa.

La sfida dei prossimi anni potrebbe essere proprio quella di costruire una nuova filiera nella quale agricoltura, vivaismo, ricerca scientifica e risanamento ambientale possano incontrarsi.

In questo scenario, la Cannabis sativa L. potrebbe diventare non soltanto una coltura agricola, ma anche uno strumento al servizio della rigenerazione dei territori.

Un gruppo di ricercatori in camice bianco ispeziona piante di cannabis coltivate in un campo industriale nell'ambito di un progetto di fitorisanamento.

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